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LE TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE NEL MEDIO FRIULI

Sin dai tempi più remoti la media pianura friulana è stata frequentata dall’uomo. Scarse sono le tracce risalenti all’età della pietra, in particolar modo al Paleolitico e al Mesolitico, quando l’uomo era nomade e necessitava di ripari come grotte e caverne che questo territorio non offriva. A partire dal neolitico, con la scoperta dell’agricoltura, le persone hanno frequentato da stanziali le aree pianeggianti, adatte alla coltivazione e all’allevamento. Negli undici comuni di cui trattiamo non vi sono tracce di veri e propri villaggi, come ad esempio quello assai vicino di Sammardenchia, in comune di Pozzuolo, noto agli archeologi di tutta Europa.
Tuttavia rinvenimenti sporadici confermano la presenza o quantomeno il passaggio dell’uomo (ad es. alcuni reperti litici rinvenuti in comune di Bertiolo).

Nella successiva età dei metalli, periodo che viene definito Protostoria, e in particolar modo nell’età del bronzo, tutta l’area a cavallo della linea delle risorgive è stata organizzata dall’uomo con un sistema di villaggi caratteristici della cultura friulana e carsica, i castellieri. Si tratta di abitati cinti da un muro difensivo, realizzato in pietre nell’area del carso e in terra nelle altre zone della regione. All’interno di questa struttura difensiva venivano sistemate le capanne e i recinti per gli animali, di cui restano scarse tracce perché i materiali da costruzione erano deperibili. Numerosi sono invece i resti dei manufatti, in ceramica e in bronzo, che testimoniano la vita quotidiana nelle nostre aree. La zona oggetto di questa guida è particolarmente ricca di castellieri, alcuni dei quali conservano tracce del muro difensivo. La scelta delle aree per impiantarvi i villaggi va sicuramente messa in relazione con la ricchezza d’acqua di queste zone, caratteristica fondamentale per ogni insediamento umano.
I castellieri che si trovano nel territorio in esame sono quelli di Codroipo, Galleriano di Lestizza, Rividischia di Codroipo, Savalons di Mereto di Tomba, Sedegliano e Variano di Basiliano.
L’ultimo periodo dell’età dei metalli, in particolar modo l’inizio dell’età del ferro è invece scarsamente documentato, un po’ in tutto il Friuli. Questo fatto va messo in relazione a una crisi che si sviluppò in tutto il mondo mediterraneo e giunse fino alle nostre zone. I castellieri furono spesso abbandonati, vi fu probabilmente un brusco calo della popolazione e allo stato attuale delle ricerche si sa poco riguardo a questi secoli precedenti la romanizzazione.

Il periodo più documentato nella storia antica della nostra regione è quello romano, che ha lasciato tracce consistenti non solo con i reperti della vita quotidiana ma anche con strutture e materiali da costruzione, nella realizzazione dei quali i romani avevano compiuto grandi processi innovativi. A partire dalla fondazione di Aquileia, avvenuta nel 181 a.C. il territorio fu capillarmente organizzato, con la sistemazione di tracciati viari e con una grande operazione di centuriazione. Si tratta di una pratica che ripartiva il territorio conquistato in appezzamenti regolari attraverso linee ortogonali, con l’intento di assegnare i terreni da coltivare.
Ciò consentì ai romani un buon controllo delle aree assoggettate, che accompagnava il sistema stradale e che in molti casi ha lasciato tracce e continuità d’uso fino ai nostri giorni.
Le centurie erano formate da quadrati di 20 x 20 actus = 710 x 710 metri. Ogni centuria era poi divisa in quattro parti di 50 iugeri l’una, ovvero 12,5 ettari.
Alla centuriazione, che riguardò quasi tutta la pianura friulana si accompagnava anche una cura profonda del paesaggio agrario, che prevedeva opere di bonifica e di disboscamento.
I terreni così ripartiti venivano assegnati ai coloni, spesso come ricompensa per i servizi militari resi alla Repubblica.

Molti paesi del Medio Friuli hanno un’origine che deriva dall’assegnazione dei terreni e la radice prediale del nome la ricorda. Il praedium era infatti l’appezzamento che veniva assegnato al colono, e da lui prendeva in seguito il nome. Così il praedium affidato a Mortelius/Murtelius era Mortelianus, oggi Mortegliano.
Nel territorio assegnatogli il colono impiantava spesso una villa rustica, ovvero un’abitazione per sé con annessi gli ambienti necessari all’azienda agricola, come magazzini, aree per gli animali e cortili. Le parti in cui risiedeva erano più decorate, con pavimenti a mosaico, mentre le aree utilizzate per il lavoro avevano pavimenti in terra battuta.

 
   

Nel Medio Friuli, data la sua vocazione agricola, si trovano resti di molte ville rustiche. Il periodo successivo all’età romana non ha lasciato tracce strutturali evidenti nell’area di cui trattiamo. Le invasioni barbariche sconvolsero infatti l’equilibrato ed efficace sistema di controllo del territorio che si era diffusa capillarmente in età romana. Le testimonianze che riguardano l’alto Medioevo provengono per lo più da necropoli. Le aree di sepolture funebri, oggetti e monili che in passato i familiari usavano porre nelle tombe dei loro cari. Grazie a questi oggetti, in genere monili nelle tombe femminili e armi in quelle maschili possiamo ricostruire in parte le abitudini di vita delle popolazioni che abitarono nell’area del Medio Friuli in questi difficili tempi.
La ricostruzione del popolamento nei territori extraurbani, al di fuori delle città costituitesi nell’antichità in Friuli come Aquileia e Cividale è una conquista degli ultimi trent’anni.

Ciò è stato possibile grazie alla collaborazione di molti volontari e appassionati locali, che hanno partecipato a campagne di ricognizione. L’archeologia di superficie recupera infatti i reperti affioranti nei terreni, in particolar modo dopo le arature che portano alla luce gli strati profondi del terreno.
Gran parte dell’individuazione dei siti è avvenuta in questo modo, e la concentrazione di grandi quantità di reperti così portati alla luce ha dato a volte l’avvio a vere e proprie campagne di scavo.

Il materiale che si conserva meglio e che si ritrova in maggior quantità è la ceramica, e l’analisi dei manufatti e delle argille  impiegate per realizzarli ci dà molte informazioni sulla provenienza degli oggetti e quindi sulle rotte commerciali dell’antichità. Molti traffici per l’approvvigionamento delle merci avvenivano in età romana tramite l’importante porto di Aquileia. Da lì le merci venivano smistate e giungevano fino ai nostri territori. Un altro materiale che si conserva, pur con dei limiti è il metallo. Le monete offrono spesso agli archeologi un grande aiuto nella datazione, poiché contengono dati relativi ad avvenimenti o personaggi dell’epoca, offrendo quindi un termine  cronologico (ad es. una moneta dell’Imperatore Tiberio non potrà trovarsi nella tomba di un defunto morto prima del regno di Tiberio).

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