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Varmo è un comune della “bassa friulana” , situato tra i fiumi Tagliamento e Stalla-Strangolin, e formato da 9 frazioni e diverse località: il capoluogo (con la località Priorato), Santa Marizza (con la località Levata), Gradiscutta, Belgrado (con la località Casali di Belgrado), Roveredo, Romans, Canussio (con la località Isola Maura, posta oltre il Tagliamento), Madrisio (con Casenove) e Cornazzai (con Santa Marizzutta, Casali Pepe e S.P. Ponte di Madrisio). Il territorio di Varmo per i suoi caratteri paesaggistici fu cantato da poeti e scrittori: Ermes di Colloredo, Ippolito Nievo e i contemporanei Amedeo Giacomini, Elio Bartolini e Sergio Maldini che risedettero a lungo nel comune trovandovi ispirazione per le loro opere letterarie.
Ippolito Nievo descrive la campagna friulana tra Camino e Varmo, evidenziando la “semplicità primitiva della magra pianura che costeggia il Tagliamento” e sottolineando il contrasto tra i terreni ghiaiosi dell’alta pianura, “misera stanza di sterilità e di fatica” e le “limpide, perenni fontane” che “sprizzano ad ogni passo” nella fascia delle risorgive, dove le “contorte e scapigliate arborature” crescono negli asfittici suoli torbosi degli acquitrini.

Il territorio di Varmo si estende proprio pochi chilometri a sud della linea delle risorgive, che segna il limite ideale tra le due pianure: qui la falda idrica sotterranea, derivata dalle infiltrazioni del Tagliamento e alimentata dalle piogge dell’alta pianura e dell’anfiteatro morenico, emerge in superficie a causa dell’ostacolo all’infiltrazione frapposto dai terreni più fini.

Poiché nella zona di Varmo il corpo idrico sotterraneo è ricoperto da un sottile strato argilloso, l’acqua sgorga sotto pressione, generando le caratteristiche “olle”: talvolta l’acqua è limpida ed emerge in superficie con numerose bollicine, mentre in altri casi sul fondo vi è uno strato fangoso composto dall’accumulo di materiale organico vegetale indecomposto mescolato ad argilla. Tutto intorno si estende il cosiddetto “prato umido”, che consente a molte specie di vegetare durante l’inverno favorite dalla mite e costante temperatura che l’acqua di risorgiva conserva anche nelle stagioni più rigide. E’ possibile osservare le olle e le gradevoli oasi formate dalle specie arboree “igrofile” che le circondano in diverse località: ad esempio a Roveredo, a fianco della ex latteria, si può osservare un’olla che, in virtù della costante e bassa temperatura delle sue acque, ha svolto per lungo tempo la funzione di frigorifero mantenendo al fresco i bidoni del latte.

Le olle di Gradiscutta e le oasi boschive, in cui sorge anche il “Mulino di Ser Giorgio” (descritto da Ippolito Nievo e ricordato nelle opere letterarie di Ermes di Colloredo), sono state tra gli ultimi luoghi di rifugio della lontra, ormai estinta in Friuli. Le varie correnti che fuoriescono dalle olle in un intreccio di canali finiscono per confluire in varie rogge: la “roggia di Bugnins”, che si riversa nel Varmo, la “roggia di Belgrado”, proveniente dalle abbondanti risorgive della località Sentinis e la “Tossina”, proveniente da Santa Marizza di Varmo, che alimentano la roggia denominata “Tamaresca”, che prima prosegue parallela al Varmo per circa due chilometri e poi vi confluisce al suo ingresso nella fascia golenale del Tagliamento. Nei piccoli rigagnoli di risorgiva un tempo si trovavano i gamberi di fiume, i ghiozzi (localmente chiamati “giavedons”), e gli spinarelli (“spinarûl”), mentre le ben conservate formazioni forestali ripariali garantiscono ottime condizioni per la nidificazione di molte specie diverse di uccelli.

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Si può facilmente capire che ci troviamo in una delle aree di risorgiva più caratteristiche del Friuli, dove l’acqua assume un carattere così decisivo da determinare la disposizione della componente arborea del paesaggio e il disegno dei campi, che, come è tipico nella bassa friulana, sono disposti nel senso del corso dell’acqua (nord ovest-sud est). Qui sono ancora evidenti i segni del paesaggio rurale della prima metà del Novecento, ma anche quelli delle grandi bonifiche otto-novecentesche: mentre all’altezza di Varmo le varie rogge si uniscono tra loro, più a sud, in località Poianis, una parte dell’acqua viene ripartita in due canali per rifornire di acqua fresca le acque stagnanti dei terreni bonificati, i cosiddetti “bacini di bonifica”. Percorrendo le strade di campo, a piedi o in bicicletta, prima o poi si incrocia l’inconfondibile strada “ferrata”, perfettamente lineare, come la ferrovia che lungo il suo percorso non fu mai costruita: il rilevato che avrebbe dovuto ospitare la stazione ferroviaria di Varmo (titolo di un’opera di Maldini), è ancora individuabile per la sua estraneità alle altre forme del suolo.

Il territorio di Varmo è percorso dall’omonimo fiume di risorgiva: quasi lungo tutto il suo corso si può ammirare una rigogliosa vegetazione che offre un ambiente incontaminato e di particolare bellezza, dove il silenzio è interrotto soltanto dal canto degli uccelli o dallo scorrere dell’acqua in prossimità di qualche salto o di qualche piccola cascata. Mentre si rimane incantati dal gioco delle correnti e dal molle ondeggiare delle alghe e delle piante acquatiche, ritorna alla mente la romantica descrizione che Ippolito Nievo fece di questo fiume: “Nel mezzo di questo territorio da parecchie sorgenti, che forse pigliano vita per sotterranei meati dal vicino Tagliamento, sgorga una vaga riviera la quale chiamano il Varmo, ed è così cara e allegra cosa a vedersi, come silvestre verginetta che non abbia né scienza, né cura della propria leggiadria.”

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Le limpide e veloci acque del Varmo ospitano il Temolo, ambitissima preda dei pescatori d’acqua dolce, oltre a lucci, trote, carpe, tinche, barbi, scardole, cavedani, anguille e qualche cefalo. Il fiume era noto anche ai tempi dei Romani: Plinio lo ricorda nel suo “Naturalis Historia”, in cui cita il “Varamus”, attuale Varmo, che all’epoca forse si gettava nell’“Anaxum”, lo Stella, a sud del territorio di Varmo; oggi invece si immette nel Tagliamento poco a valle dell’abitato di Madrisio, dopo aver affiancato il corso del fiume principale per un breve tratto, insieme ad altri canali di risorgiva, tra cui le rogge di Bugnins e di Belgrado in sponda sinistra e le rogge Roja e Vidimana in sponda destra.

Il Varmo è l’ultimo affluente del Tagliamento, che in questa zona è in un tratto di transizione per la morfologia fluviale, passando gradualmente dalla conformazione a canali intrecciati su un fondo prevalentemente asciutto e ghiaioso, tipico dell’alta e media pianura, a quella con letto meandriforme e portata costante tipica invece della bassa pianura a pendenza limitata. In quest’ultimo tratto il Tagliamento riacquista progressivamente le sue acque per emergenza della falda in corrispondenza delle risorgive, e disegna ampie curve che tendono ad accentuarsi sempre di più, fino al taglio e all’abbandono dell’ansa da parte della corrente.
La sua storia recente ha visto una lenta migrazione verso est ma anche molteplici straripamenti per eventi alluvionali di grossa entità. Caratteristica peculiare del fiume è comunque la notevole differenza tra l’alveo di magra e quello di piena: nel primo caso la superficie è percorsa da deboli filoni idrici, nel secondo il deflusso copre l’intera estensione del letto. Laddove la corrente si fa più lenta e l’alveo è permanentemente sommerso si sviluppa un esteso popolamento di piante acquatiche i cui steli, lunghi e flessuosi, seguono i movimenti dell’acqua, adattandosi alle sue variazioni di regime.
Nella parte a fondale basso, la superficie dell’acqua è abbellita da dense colonie di lenticchie (Lemna minor), minuscole piante formate da un’unica fogliolina rotonda; in superficie emerge la Lingua d’acqua (Potamogeton natans), i cui fusti galleggianti possono superare i due metri di lunghezza; sommersa e fluttuante è anche la Coda di volpe (Ceratophyllum demersum), che si ancora al fondale mediante rizoidi.
Le piante acquatiche hanno un ruolo estremamente importante, perché compiono un’azione riossigenante, offrono nutrimento a una grande varietà di specie e garantiscono ricovero e protezione a molte uova e ai piccoli.

 

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Numerosi uccelli frequentano le rive e i canneti, dove costruiscono il nido e trovano cibo, sotto forma di insetti, pesciolini o piccoli anfibi: è il caso del Tarabusino, un piccolo ardeide riconoscibile per il colore nero e le macchie bianche che ne ornano le ali. Anche la Rondinella di mare, capace di catturare piccoli pesci tuffandosi in acqua all’improvviso, appoggia il suo nido sulle strisce sabbiose del Tagliamento; invece il Topino è una piccola rondine che depone le uova in una galleria scavata lungo le rive sabbiose e argillose messe a nudo dall’erosione. Qui, nella zona della bassa pianura, dove le acque diventano più calde, torbide e povere di ossigeno, fa la sua comparsa la Carpa, assieme alla Tinca, che predilige i fondali melmosi e alla Scardola, che depone le uova tra le foglie delle piante acquatiche. Nelle pozze d’acqua stagnante vive il Cobite, che cerca il cibo nel fango, mentre sul fondo del fiume si nasconde in agguato il Luccio, temibile predatore.

data-cke-saved-src=/www.codroipocuorelivemediofriuli.com/ckeditor-ckfinder-integration/uploads/images/bosco%20torreano.pngPer godere appieno degli ambienti ripariali del Varmo e del Tagliamento, si può facilmente accedere a una stradina che corre sotto l’argine, nei pressi della chiesetta di Santa Radegonda a Madrisio; si procede costeggiando il fiume Varmo ed entrando nel bosco di golena del Torreano, un’area naturalistica di grande interesse, che si estende tra l’argine e il letto del Tagliamento e che costituisce una delle formazioni più rappresentative, meglio conservate e più estese del paesaggio forestale golenale. Questo lembo boschivo, che accompagna per un tratto l’argine fra Madrisio e Canussio, fino alla confluenza del Varmo con il Tagliamento, costituisce una autentica rarità, preziosa quanto un’area archeologica nel quadro vegetazionale del Friuli e per questo è stato dichiarato sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale con il Decreto ministeriale del 3 aprile 2000, in applicazione al progetto Rete Natura 2000 che attua le Direttive n.43/92 e n. 409/79/CEE. Quest’area è sempre stata soggetta all’influsso tilaventino: infatti durante i periodi di magra il terreno rimane asciutto, mentre viene inondato durante le piene eccezionali. Ma questo ambiente naturale così contrastato non è mai stato del tutto vinto dalle acque del grande fiume e ospita una varietà notevole di specie arboree ed arbustive riflettendo tutte le caratteristiche più peculiari del “bosco di ripa” o “bosco golenale”. Nello strato arboreo dominano ontani neri e bianchi, alberi alti fino a 20-25 metri di altezza, usati per fare pali da immersione o materiali decorativi (a Varmo si usava decorare il paese con frasche di “olnar” in occasione delle processioni e di festività religiose); sono inoltre presenti il Frassino ossifillo, il Tiglio selvatico e l’Olmo. La Robinia, comunemente detta acacia e introdotta come pianta ornamentale dal Nord America intorno al 1600, è ormai diffusa ovunque e anche qui è frequentissima nella boscaglia lungo il fiume. Troviamo poi maestosi esemplari di Pioppo bianco e di Pioppo nero ma è presente anche il meno comune Pioppo tremulo: si tratta di alberi maestosi, che possono raggiungere i 30 metri di altezza e dimensioni del tronco a dir poco ragguardevoli. Mentre ontano, pioppo nero e olmo sono piante igrofile adatte a sostenere l’umidità del sottosuolo e per questo si sono insediate nelle aree più depresse, l’Acero campestre e il Pioppo bianco popolano solo gli spazi più asciutti sugli orizzonti superiori dei terrazzamenti. Tra i salici, che invadono le rive del fiume, troviamo numerose specie diverse, tra cui il salice bianco, porporino, ripaiolo e cinereo.

Tra gli arbusti che ornano le rive del Varmo e del Tagliamento è molto frequente l’Amorpha fruticosa o “indaco bastardo”, una leguminosa proveniente dal Nord America come la robinia, assai invasiva specialmente lungo rive e golene. Immancabili sono poi i sambuchi, i noccioli e i biancospini, i cui frutti rossi sono commestibili e attirano gli uccelli. Abbastanza frequenti lungo le sponde e nella zona golenale sono poi la Lantana e il Berretto da prete (così chiamato per i suoi frutti che ricordano il copricapo una volta usato dai preti), mentre è un po’ meno frequente il Corniolo, i cui frutti sono drupette rosse, un po’ aspre ma commestibili. L’Edera è presente ovunque, avvolta sui tronchi e strisciante nel sottobosco; infine anche viburni, prugnoli e ligustri contribuiscono a rendere vario e diversificato lo strato arbustivo.
Al di sotto si sviluppa il sottobosco di erbe e muschi, tipico del bosco planiziale, con la dominanza di alcune specie infestanti che amano un substrato umido, come il Gigaro (Arum maculatum) e l’Aglio orsino (Allium ursinum), accanto a più rare specie relitte provenienti dalle zone montane come il Fior di stecco (Daphne mezereum) e ad altri fiori (viole, anemoni, ranuncoli), che esaltano la bellezza e il valore di questo bosco, rendendolo ancor più meritevole di salvaguardia. La vegetazione di golena, intercalata a qualche prato e campo coltivato, sfuma gradualmente nella radura steppica più vicina al greto, dove la macchia arborea ed arbustiva del saliceto in alcuni tratti forma vere e proprie estensioni boschive dette “boschine”.
Tra i campi coltivati si trova anche un piccolo ambiente palustre, cioè ciò che rimane di un vecchio alveo del Varmo, oggi alimentato per infiltrazione dalle acque del Tagliamento e da una piccola roggia: questo specchio d’acqua ospita grossi bivalvi d’acqua dolce appartenenti alle specie Unio e Anodonta.

La complessità del bosco offre sicura nidificazione a molte specie di uccelli, tra cui alcuni rapaci notturni come l’allocco ed il gufo comune e rapaci diurni: oltre a quelli stanziali è presente il Lodolaio (Falco subbuteo), migratore proveniente dall’Africa che qui nidifica sfruttando i nidi abbandonati di corvi e gazze.
Il Codibugnolo (Aegithalos caudatus), una piccola cincia dalla coda molto lunga, costruisce un nido di muschio intessuto con ragnatele e altri materiali e lo colloca alla biforcazione tra due rami, nascosto da frammenti di corteccia.
Tra i frequentatori di siepi e arbusti del sottobosco si annovera anche la Cesena (Turdus pilaris), che nidifica nei boschi di ripa utilizzando rametti, erba e muschio cementati con l’argilla. Nell’intrico dei rami spinosi di rovo fa il suo nido l’Averla piccola (Lanius collurio), mentre il Pettirosso (Erithacus rubecula) costruisce la sua dimora a terra, tra l’erba, così come lo Zigolo giallo (Emberiza citrinella). Vicino all’acqua del Varmo, se si è fortunati, si riesce ad osservare il Pendolino (Remiz pendulinus), che costruisce la sua casa a forma di fiaschetto sui rami dei salici impastando con la saliva i pappi lanosi del pioppo e i semi pelosi delle canne. Infine il bosco è abitato dai caprioli, di cui è possibile osservare le impronte sul fango, mentre gli argini e le sponde sono frequentati dalle Nutrie (Myocastor corpus), grossi roditori importati dall’America del Sud e in origine fuggiti dagli allevamenti.

data-cke-saved-src=/www.codroipocuorelivemediofriuli.com/ckeditor-ckfinder-integration/uploads/images/villa%20canciani.pngPer chi ama girare in bicicletta, dal bosco del Torreano può seguire l’itinerario cicloturistico che costeggia per lungo tratto il corso del Varmo e facilmente raggiungere prima il centro del paese e poi Roveredo e Romans; può concludere, così, la visita naturalistica di questo comune con alcuni giardini creati dall’uomo: Varmo conserva infatti pregevoli esempi di ville padronali circondate da ampi e splendidi parchi. Questo è il caso di Villa Canciani Florio, che nel giardino retrostante ospita una grande Farnia (Quercus robur), che per le sue dimensioni e l’ottimo stato di conservazione viene considerata una delle piante più notevoli del basso Friuli. La sua età si può far risalire ad oltre 400 anni poiché, come risulta da vecchi documenti, è ricordata in un atto di successione nei primi anni del 1700, quando veniva già considerata una pianta fuori dal comune; ha un’altezza di ben 29 metri, un diametro di quasi 2 metri e occorrono almeno 5 persone per poterla abbracciare (circonferenza 5,7 metri).
Anche la Villa di Gaspero Rizzi, sulla strada per Roveredo, ha un ampio giardino disposto tra i rustici e la barchessa, mentre la Villa Gattolini a Romans è stata costruita a ridosso delle acque di risorgiva, in un contesto ambientale molto suggestivo.

 

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