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Il comune di Bertiolo, conosciuto soprattutto per la “Festa del Vino” rivela al visitatore interessanti e curiose caratteristiche ambientali. Situato proprio al centro del Medio Friuli, ne è probabilmente il più rappresentativo: quello che, in un territorio di soli 27 chilometri quadrati, nasconde alcuni dei più bei paesaggi della zona. Partendo da Pozzecco, la frazione più a nord, si può attraversare la Stradalta (la storica strada “Ungarica” o “Napoleonica” che collega Codroipo a Palmanova) raggiungendo così molto facilmente il centro di Bertiolo e la frazione di Virco; se poi da qui si attraversa la strada “ferrata” per raggiungere attraverso un’ampia strada sterrata la terza e ultima frazione del comune, Sterpo, si passa in pochissimi chilometri dall’alta alla bassa pianura, attraversando la cosiddetta “linea delle risorgive” e osservando intorno a sé piacevoli paesaggi tra i più significativi della pianura friulana.

 

Nella zona più a nord la falda freatica si trova molto in profondità (18-19 metri) e quindi quest’area è povera d’acqua e non vi si trovano né risorgive né pompe a mano: da questa caratteristica deriva il nome di Pozzecco, dal latino “puteus sicus” (pozzo secco). Anticamente però la zona era molto più ricca di acque: infatti la strada che porta da Pozzecco sino all’incrocio con la Stradalta fino a circa 50 anni fa ospitava un vecchio corso d’acqua, che in seguito si è prosciugato a causa dell’abbassamento della falda freatica. Infatti poco lontano, nella zona detta “Lazzaretto” (luogo dove un tempo venivano mandate le persone affette da malattie infettive per prevenire eventuali contagi) c’è una cava, dove si può notare la particolare stratificazione dei sedimenti che ad una certa altezza sono di argilla e ghiaia finissime, poiché in passato facevano parte dell’alveo del fiume. La zona intermedia comprende Bertiolo e Virco e i terreni che si sviluppano a sud della Stradalta fino alla linea delle risorgive. In queste zone, ricche di campi di mais e caratterizzate dalla coltivazione della vite, il terreno è fertile e facilmente irrigabile, grazie a un gran numero di pozzi e pompe, che pescano l’acqua a circa 5-6 metri di profondità.
Questa fascia del territorio comunale è percorsa da varie strade e stradine, alcune delle quali costruite in epoca romana e oggi piacevoli da percorrere a piedi o in bicicletta, perché ombreggiate da grandi platani e acacie e abbellite da numerosi alberi e arbusti che d’estate possono offrire i loro frutti, come i sambuchi, le lantane e i susini selvatici. Tra i campi coltivati e le canalette d’irrigazione, si sviluppano utili e graziose siepi, talvolta punteggiate dal giallo dei ranuncoli o dal bianco dei convolvoli e spesso prezioso rifugio per un nutrito numero di uccelli, come passeri, gazze, allodole, merli e ghiandaie.

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Se da Virco si segue la strada provinciale 65 verso Flambro, dopo poco si incontra un piccolo ponte sul fiume Stella: in questa zona, infatti, si trova la sorgente più a nord tra quelle che alimentano il fiume di risorgiva più caratteristico e famoso del Friuli Venezia Giulia. Lo Stella nasce proprio qui, a sud dell’abitato di Pozzecco, da una serie di piccole sorgenti naturali chiamate “olle o polle” e “fontanai”, che formano un ampio ventaglio in corrispondenza della cosiddetta linea delle risorgive: le olle sono cavità catiniformi, mentre i fontanai sono delle conche dal perimetro irregolare profonde da pochi centimetri fino a due metri.
Questo ambiente è ideale per chi ama girare in bicicletta o a piedi nella natura: seguendo la stradina alberata che costeggia il neonato fiume Stella o imboccando una più ampia strada sterrata che parte direttamente dalla “ferrata”, ci si rende subito conto di come il paesaggio sia completamente cambiato. Si incontrano suggestive zone umide, che testimoniano il passaggio dai terreni ghiaiosi e permeabili dell’alta pianura a quelli della “Bassa”, in cui la sabbia e soprattutto l’argilla impermeabile provocano l’affioramento delle acque che non possono più proseguire il loro percorso nel sottosuolo.
Le risorgive o “risultive” rappresentano uno dei più interessanti fenomeni naturali della pianura friulana e offrono spunti di grande valore naturalistico; infatti per la presenza in questo territorio di ambienti e specie rare, la cui importanza è riconosciuta a livello europeo, la Regione nel 1998 ha istituito un’area protetta chiamata “biotopo delle risorgive di Virco”. La zona, che è anche compresa nel più ampio sito d’importanza comunitaria delle “Risorgive dello Stella”, ricopre una superficie di circa 80 ettari, in cui si alternano habitat straordinari, come le aree paludose, le cosiddette torbiere basse alcaline, i boschetti e i prati umidi.
L’osservatore attento può notare la presenza di una flora eccezionale, che varia con precisione dalle specie più tipiche delle paludi profonde, dominate dal Falasco (Cladium mariscus),ai giunchi (Schoenus nigricans) e alle specie endemiche ed esclusive delle torbiere come la Brassica palustre (Erucastrum palustre) che è il simbolo stesso del biotopo, la Centaurea friulana (Centaurea forojuliensis), l’Eufrasia di Marchesetti (Euphrasia marchesettii), la Senecio fontanicola e l’Armeria palustre (Armeria helodes).
Inoltre, poiché la temperatura dell’acqua di risorgiva è sempre piuttosto fresca e quasi costante durante tutto l’anno tra i 12 e i 16 gradi centigradi, qui è possibile la sopravvivenza di specie tipiche di montagna, chiamate specie microterme o relitti glaciali, perché arrivarono in pianura durante le glaciazioni, tra cui due piccole piante carnivore, la Drosera rotundifolia e la Pinguicola alpina; le pozze d’acqua torbose sono colonizzate anche dall’Utricularia minor, che si avvale di diversi stratagemmi per la cattura degli insetti e il cui fiore emergente dall’acqua è di un bel giallo pallido.

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Dalla primavera all’autunno si succedono quindi numerose fioriture, soprattutto nei punti in cui il terreno è più stabile, nei cosiddetti prati umidi, dominati dalle graminacee come la Molinia caerulea, dal Taraxacum palustris, da ben quattro specie di genziane (Gentiana utriculosa, verna, pneumonanthe, pilosa), dal Gladiolus palustris e dai giaggioli (Iris sibirica e graminea). Le aree boscate sono dominate soprattutto dall’ontano nero; il paesaggio agrario che circonda l’area in alcuni casi mantiene il tipico aspetto tradizionale a campi chiusi, tuttavia la gestione e i ripristini hanno permesso un mantenimento e un incremento della biodiversità. Che si tratti di un’oasi ancora molto naturale, si coglie anche dalla ricchezza di fauna selvatica: il sito ha soprattutto un rilevante interesse ornitologico poiché svolge una essenziale funzione di rifugio all’interno di un territorio oggetto di un’intensa pressione antropica. L’avifauna è ben rappresentata dalle specie nidificanti come la Gallinella d’acqua, il Germano reale, l’Alzavola e la Pavoncella, ma l’area è abitata anche da diversi ardeidi, quali l’Airone rosso, il Tarabusino, la Nitticora, il Tarabuso, l’Airone maggiore e la Garzetta. Con molta facilità si può osservare qualche rapace che, con la sua ottima vista, tiene d’occhio dall’alto il territorio: si può trattare di un’Albanella reale, di un’Albanella minore o di un Falco di palude.
Ma molto interessante dal punto di vista faunistico è anche la presenza della Lucertola vivipara, specie microterma considerata un “relitto glaciale postwurmiano”e della rara Tartaruga d’acqua dolce; gli anfibi sono i primi con il loro gracidare ad accogliere il visitatore: tra di essi molto diffusa è la Rana di Lataste, specie endemica del nord-Italia. Nelle acque stagnanti vivono poi i tritoni e l’Ululone dal ventre giallo, simpatico rospetto dai colori vivaci, mentre tra i mammiferi, più difficili da osservare, è da segnalare la presenza della Puzzola, carnivoro le cui popolazioni sono ovunque in forte declino e la notevole diffusione del Toporagno acquatico e del Topolino delle risaie, dai delicati nidi pensili appesi ai culmi delle graminacee.

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Man mano che si prosegue verso sud gli infiniti rii e canali che qui vengono in superficie si riuniscono a formare rogge e corsi d’acqua di maggiori dimensioni, in cui vivono specie ittiche importanti (trote, lucci, carpe, tinche, anguille), che si nascondono tra la vegetazione acquatica, che è estremamente lussureggiante. Avvicinandosi a Sterpo lo Stella aumenta la propria portata e le sue acque limpide e chiare offrono scorci molto suggestivi, in cui gli alberi presenti talvolta sulle sponde e le numerosissime piante acquatiche offrono rifugio a specie nidificanti, svernanti e migranti di uccelli, ma anche a piccoli roditori e a volpi e caprioli.
Sterpo, soprattutto d’estate, si presenta come una piccola oasi, che offre ombra e freschezza, a chi si ferma sulle rive del fiume, caratterizzato dai “i fili ondeggianti delle sue alghe”, che l’autore Sergio Maldini ha descritto tra le righe del suo romanzo: ...“Quella sera Antonia lo condusse a Sterpo, in una trattoria sulle rive dello Stella. Il fiume, che nasceva da una risorgiva, proprio davanti alla trattoria faceva una curva, e l’acqua verde, con i fili ondeggianti delle sue alghe, come chiome di donne appiattite dal vento, lambiva i tavoli di legno. Un’alta spalliera di pioppi li circondava.”  (La casa a Nord-Est, ed. Marsilio).

Qui a Sterpo, per i più sportivi, partono anche percorsi in canoa alla scoperta delle straordinarie caratteristiche ambientali dello Stella; ma anche chi rimane sulle sponde, può accorgersi facilmente che Sterpo è un piccolo gioiello di natura e di cultura.

Di notevole interesse è il vecchio mulino ad acqua lungo la roggia Platiscje, perfettamente funzionante, risalente al XIX secolo ma di cui si trovano notizie a partire dal 1495. Esso è l’unico superstite tra i numerosi opifici documentati nella zona di Bertiolo già dal 1300, collegati ai centri abitati da innumerevoli strade costruite per permettere il passaggio delle merci: ad esempio “il mulin di Pordenon”, “il mulin pistel”, “il mulin di Cecut”, che purtroppo sono stati abbandonati, assieme alla strade ricoperte di rovi.

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Quasi di fronte, invece, è situata la Villa Colloredo-Venier, che è sorta nel XVII secolo sulle rovine di un castello trecentesco appartenuto alla famiglia dei “Della Torre”. Nel vasto parco di questa villa, ideato secondo il gusto romantico, è conservato un notevole esemplare di quercia plurisecolare: una Farnia di eccezionali dimensioni (circonferenza 7,7 m, altezza 21 m) classificata dal Ministero dei Beni Culturali tra i venti alberi definiti “monumenti naturali”. Che si tratti di un esemplare eccezionalmente imponente è attestato anche da una recente indagine che ha preso in considerazione le maggiori querce italiane: i rami inferiori si distendono per 33,5 m estendendosi per buona parte su uno specchio d’acqua derivato dallo Stella; il tronco principale è totalmente cavo, come sono in gran parte cavi i grossi rami basali. Di tutto rispetto anche l’età della pianta che quasi sicuramente supera i cinque secoli di vita: infatti un graffito tardo neo-classico che si trova su un edificio poco distante la raffigura già ampiamente sviluppata. Accanto ad essa sorge una costruzione del ‘500 ora restaurata che sembra fosse sede nel XVIII secolo di un tribunale regionale, le cui sentenze di morte per impiccagione avevano forse immediata esecuzione sui vicini possenti rami di questa quercia.

L’intero borgo è molto romantico e suggestivo: sia la villa che il mulino di Sterpo erano molto cari anche allo scrittore Ippolito Nievo, che nella quiete di questi luoghi trovava ispirazione per le sue novelle; lo scrittore, infatti, veniva volentieri in Friuli ed in queste località trascorreva alcuni periodi, ospite dei parenti di Colloredo.

 

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